Un anno dopo

Molta acqua è passata sotto i ponti, ma il Corona Virus continua ad affliggerci. In molti pensavano che fosse un episodio che con un duro lockdown o con un vaccino, si tornasse alla normalità.

La convivenza con il virus è dura, durissima. A lavoro, oltre ai soliti affanni, si aggiunge anche lo stress del distanziamento e dei colleghi che non indossano correttamente la mascherina. Perché sembra tutto molto insignificante, fino a quando, uno dello staff si scopre positivo. A quel punto lo stress si moltiplica e non puoi neppure farti andare di traverso l’acqua mentre bevi che mandi in allarme non solo l’ufficio ma anche tutto l’edificio dove lavori.

La vita procede a ondate di contagi e tu preghi di saltare anche quella in corso. Intanto nelle corsie degli ospedali gli infermieri, medici e tutti gli altri operatori si affannano, esattamente come un anno fa, ma nessuno più si ricorda di chiamarli angeli o di regalargli le paste al mattino. Purtroppo, la situazione è sempre drammatica, anche se il dramma si sta normalizzando.

Le scuole sono aperte, apertissime. Altrimenti come potrebbe essere possibile assolvere all’insindacabile dovere patrio di istruire i propri cittadini? La DAD, la DDI, tutte le forme di ‘istruzione a distanza’ continuano ad essere considerate inefficaci e delle forme di ripiego. Però poi, quando qualcuno si ammala e non basta più mettere la classe in quarantena, come si fa? Evidentemente si intaseranno le corsie degli ospedali.

Vogliamo parlare del lavoro che non c’è? O degli svaghi impossibili? Due aspetti, per certi versi molto legati: tutto lo sport non professionale è congelato con palestre, piscine, impianti sciistici chiusi e molto altro. Ci è interdetto anche l’intrattenimento dei cinema teatri e, già che ci siamo, commettiamo reato a fare un giro dopo le 22:00.

Bar, ristoranti, pub, locali di ogni tipo aperti a singhiozzi e quando entri fai mente locale e ti dici: “ma oggi mi posso sedere a bere il caffè al tavolo o fanno solo l’asporto?”. Del resto siamo arrivati ad un punto che nessuno sa più nulla di certo. Rosso, Arancione rafforzato, Arancione, Giallo rafforzato, Giallo e bianco: ecco i colori che ci guidano nelle nostre azioni e nelle nostre abitudini quotidiane. Sei in zona arancione? Allora niente pranzo al ristorante. Ma, aspetta, dopo il pranzo da asporto, puoi andare a trovare i tuoi parenti se vi muovete in due…? Alla fine le persone fanno quel che devono fare, tanto ormai siamo già abituati all’incertezza di esser stati contagiati dal vicino che ha starnutito sul terrazzo, possiamo anche continuare a vivere anche nell’incertezza di prender una multa per aver varcato inavvertitamente di un metro il confine con il comune accanto.

Ma gli italiani, si sa, sopportano tutto e si adeguano. Per molti non è una bella caratteristica e dicono “vedi i francesi, loro sì che ci sanno fare, hanno fatto una Rivoluzione e anche oggi quando scioperano fanno sul serio e bloccano il paese, mica noi!”. In una situazione come la nostra (pandemia in corso), direi che la nostra capacità di sopportazione sia un pregio inestimabile. Ognuno di noi guardando dietro di sé potrà dire di aver dato anche lui il suo contributo. Non ci vuole molto, basta essere attenti e cercare di non essere contagiati e anche così, pensando egoisticamente a sé stessi e/o ai propri familiari stretti, si contribuisce alla comunità.

Morale della favola, un anno dopo: siate egoisti!